Subacquei Cattivi, un libro per l’estate

E’ da un po’  che non scrivo su queste pagine e me ne scuso con i lettori e i curiosi del mondo della subacquea e della fotografia che bazzicano su questo blog.

Nell’ultimo periodo ho viaggiato un po’ per lavoro, tra Isole Canarie, Spagna e Centro America. Adesso sono tornato (per quanto non lo so) e riprendo volentieri a imbrattare questo spazio virtuale.

In occasione dello scorso EUDI, il caro amico Claudio Di Manao – da molti conosciuto come Mr. Thistleghorm -, ha presentato il suo ultimo libro Subacquei Cattivi, scritto a sei mani insieme ad altri due appassionati di mare, immersioni e ambiente, Marco Benedet e Valentina Morelli.

Ne ho comprato subito una copia, che ho letto con estremo interesse, come sempre accade quando ho per le mani un testo di Claudio: le storie che racconta e il suo modo di narrarle mi hanno sempre appassionato e sono felice ogni volta che leggo qualcosa di nuovo prodotto da lui. Stavolta però è stato diverso, perché mi è stato chiesto di scriverne una breve recensione.

Premetto che non sono un critico letterario, non ne ho la preparazione e neppure la velleità, mi considero solo un discreto lettore, niente di più. Nessuna aspettativa di una critica “ufficiale” quindi, solo la richiesta di due amici di parlare del loro libro e di esprimere un parere. Alla fine ho accettato volentieri, e ne parlo su queste pagine.

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Quando ho preso in mano la copia di Subacquei Cattivi non sapevo bene cosa aspettarmi, dopo i grandi successi di “Figli di una Shamandura” e “Cani salati nel profondo blu” poter leggere nuovamente di immersioni e avventure in un ambiente che conosco e che amo nel profondo, forse ha solleticato eccessivamente le mie aspettative, lo ammetto.

Nel complesso è un libro piacevole, da leggere ma senza eccessive pretese. Suddiviso in tre parti, una per ciascun autore, ha il pregio di lasciare alla penna di Claudio Di Manao la maggior parte del lavoro.

Claudio è ormai da anni uno scrittore e un giornalista conosciuto, di cui si possono spendere apprezzamenti più che positivi, a mio parere avrebbe fatto meglio a pubblicare come solista perché il libro è penalizzato da un’eccessiva differenza di stili.

I primi capitoli – tutti scritti da Claudio – sono scorrevoli e piacevoli nella lettura, offrendo una prosa che ho trovato “classica” delle opere di Claudio Di Manao ma forse più matura, più strutturata e un po’ meno goliardica dei suoi precedenti libri (Figli di una Shamandura e Cani salati nel profondo blu). E’ sempre un piacere immergersi nella sua descrizione, sia dei paesaggi che dei personaggi, il suo stile riesce sempre a far entrare il lettore nel testo, a farlo immergere non solo nel mare, ma anche nella mente del personaggio: ti senti trasportato proprio lì dove vuole lui, nella scena e nello stato d’animo che sta descrivendo. Niente da dire, i capitoli scritti da Claudio mi sono piaciuti, anche se non proprio al livello dei suoi Best Sellers.

La seconda parte del libro – il racconto scritto da Marco Benedet – a mio parere è abbastanza deludente e poco si concilia con le pagine precedenti.

Più in stile di copione teatrale, con dialoghi spesso noiosi e appesantiti da una forma tutt’altro che spontanea, tenta di narrare un racconto privo di storia ed emotivamente non appassionante. La prosa è scarna (forse a causa della decisione di metterlo giù in forma di dialogo), spesso frammentata e senza lo spazio necessario che permetta al lettore di guardarsi intorno ed apprezzare l’ambiente in cui tutto si svolge. L’ho trovato claustrofobico.

Marco Benedet ha scritto altri libri – è uscito da poco l’ultimo “Gli squali parlano”, edito dalla sua casa editrice digitale Verbaqua – che nel complesso sono decisamente migliori del racconto che ha offerto alle pagine di “Subacquei Cattivi”.

I due ultimi racconti, firmati da Valentina Morelli, sono abbastanza diversi tra loro: nel primo si sorvola un’atmosfera di quotidianità che i subacquei esperti conoscono bene ma senza immergersi del tutto tra le righe della prosa. Il tentativo è comunque apprezzabile e il racconto scorre bene, pur senza una storia che appassioni. A mio parere è più un intermezzo, una pausa.

Il secondo racconto di Valentina invece mi è senza dubbio piaciuto di più. Lo stile noir e grottesco, unito ad un soggetto interessante, mi ha riportato alla memoria alcuni racconti di Niccolò Ammaniti: già dalle prime righe mi tornava in mente il personaggio di “Quattro formaggi” del libro “Come Dio comanda”. Nel complesso è stato piacevole terminare la lettura di Subacquei Cattivi con questo racconto inaspettato, anche se il finale (del racconto) poteva essere migliorato, per chiudere in bellezza.

Sono sicuro che i tre amici Claudio Di Manao, Marco Benedet e Valentina Morelli non me ne vorranno per le parole espresse, non sono un critico, sono solo un lettore a cui è stato chiesto un parere: quello che scrivo sulle mie pagine non è mai mediato da rapporti di amicizia o filtrato da una meditata diplomazia.

Il lavoro però che hanno fatto con Subacquei Cattivi è costato tempo e impegno e per questo credo sia giusto acquistare una copia del libro e leggerlo, poi ognuno, in base ai suoi gusti e alla sua sensibilità di lettore, ne trarrà una critica personale, che potrebbe essere – e me lo auguro – completamente diversa dalla mia.

Subacquei Cattivi è un buon libro da portarsi dietro durante le vacanze estive e ve lo consiglio. Potete acquistarlo qui.

Buona lettura.


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2 Risposte

  1. claudio di manao ha detto:

    Ed io che credevo che il racconto di Marco Benedet fosse una piece alla Samuel Beckett…!
    Apprezzo la tua sincerità, Max. Probabilmente, come nell’iperbole introduttiva, sul Benedet avevamo aspettative diverse. Posso sbagliarmi, ma di solito ho un certo fiuto. C’è pochissima gente in giro capace di scrivere dialoghi. Anzi: sono anni che non leggo dei dialoghi appena decenti in Italiano, leggo dialoghi finti, roba da marionette imbellettate o da teatrino delle medie, mentre il pezzo di Marco, IMVHO, è un dialogo di un solido realismo. No, non è Beckett, ma secondo me non gli è mai passato per la testa di assomigliargli minimamente. Sono comunque d’accordo con te che il suo ultimo lavoro, Gli squali parlano, è su un altro livello. Soprattutto come intenti.

    • Massimo Bidetti ha detto:

      Condivido la tua valutazione: no, non è Samuel Beckett. Se lo fosse gli si potrebbero perdonare molte cose ma io non lo leggerei.
      Mi limito solo a considerare che il suo pezzo, messo lì nel mezzo, a mio parere crea un’interruzione fastidiosa di stile nel libro.
      Se può esser vero che non ci sono molti scrittori di dialoghi decenti in giro, è pur vero che tentare di essere uno dei pochi non è un obbligo.
      Non ho ancora letto “Gli squali parlano” ma ne sono curioso.

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