La manutenzione ordinaria fotosub

Immergersi e fare fotosub è un’attività divertente, fatta di ricerca e scoperte di nuove tecniche. L’ambiente marino è affascinante, e già il solo starsene lì in ammollo, avvolto dal liquido che ci sostiene e ci da una libertà di movimenti unica, è un piacere che ogni volta ci entusiasma e ci appaga.

La fotografia subacquea spesso completa questa sensazione di libertà, dandoci la possibilità di ampliare il nostro orizzonte di conoscenza dell’ecosistema marino.

Fin qui tutto bene, solo divertimento e piacevole esperienza, fisica e mentale. Ma dopo?

Per chi pratica la subacquea il dopo immersione si limita al risciacquo dell’attrezzatura sub, ma per chi ha la passione della fotografia sott’acqua, questo aspetto si amplia per la necessità di curare in maniera molto più accurata l’equipaggiamento fotografico.

E’ un aspetto importantissimo, al quale nessun fotosub si può sottrarre.

La nostra attrezzatura, in grado di reggere pressioni idrostatiche notevoli (anche superiori ai 10 bar), può garantirci funzionalità e sicurezza da allegamento solo se correttamente manutenuta.

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Personalmente distinguo tra la manutenzione ordinaria, che faccio regolarmente ogni giorno, e la manutenzione approfondita – ma non straordinaria – alla quale mi dedico normalmente nel fine settimana, o quando ho un paio di giorni di break lavorativo.

La mia attrezzatura è sottoposta ad un uso quotidiano o quasi, questo mi consente di gestire i due interventi senza problemi, chi invece s’immerge solo nei fine settimana od occasionalmente, deve effettuare ogni volta un controllo e una pulizia approfondita di tutto l’equipaggiamento fotosub.

Manutenzione ordinaria. Il lavoro di ogni giorno.

  • Il trasporto

Per il trasporto dell’attrezzatura foto-video utilizzo una cassa di plastica da 80 lt. con trolley, nella quale ho posizionato un asciugamano sul fondo. La trovo una soluzione assolutamente comoda, in grado di garantirmi il minor numero possibile di interventi sullo scafandro, prima dell’immersione: preparo il setup in studio, con i bracci e i flash già montati, una volta chiusa la custodia non la riapro fino al rientro.

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Dopo ogni immersione ripongo sempre la custodia, ancora bagnata, direttamente dentro la sua cassa, senza neppure coprire il dome con la cuffia di neoprene (tanto lì dentro c’è solo lei).

Se dispongo di acqua dolce in loco, provvedo prima a dare una sciacquata generale, altrimenti lascio tutto lì dentro, così come viene fuori dal mare.

E’ molto importante che a questo punto, e fino al rientro in studio, l’attrezzatura riposi in un ambiente ventilato e mai esposto direttamente al sole.

E’ di fondamentale importanza che l’attrezzatura fotosub non venga mai lasciata al sole, sia prima che dopo l’immersione.

Vi posso garantire che basta davvero poco per mettere mano al portafogli e dover riparare ad un danno da condensa.

Gli sbalzi di temperatura sono i più insidiosi, soprattutto in quelle parti di attrezzatura sigillate (ad esempio i flash), sulle quali non è possibile intervenire personalmente e in tempi rapidi.

  • Il lavaggio

Giunto in studio la prima cosa che faccio è controllare manualmente la temperatura dell’attrezzatura, durante il trasporto potrebbe essersi surriscaldata. Se verifico che l’equipaggiamento è troppo caldo, lo lascio riposare un po’, in modo che torni lentamente alla temperatura ambiente. Immergo poi tutto nella vasca di risciacquo (va bene anche la vasca da bagno) con acqua dolce. Mi raccomando, l’acqua di risciacquo non deve essere né troppo freddatroppo calda, per evitare appunto sbalzi di temperatura.

Per gli amanti della doccia, ricordatevi che quando utilizzate un getto per il risciacquo, non dovete mai dirigerlo direttamente sullo scafandro, basta interporre la mano, in modo che l’acqua scorra sull’attrezzatura senza sollecitare le guarnizioni con una pressione troppo forte.

Normalmente lascio tutto montato in ammollo per almeno una mezz’ora, in modo che eventuali cristalli di sale (formatisi durante il tempo di trasporto) si sciolgano nuovamente in acqua.

  • L’asciugatura

Smonto l’attrezzatura direttamente in vasca, scollegando i vari pezzi (ovviamente senza aprire nulla!) e provvedo ad asciugare ogni singola parte con un panno (un asciugamano o una pelle di daino vanno benissimo).

Quando l’attrezzatura è perfettamente asciutta, sposto tutto sul piano di lavoro .

Il tavolo del mio workshop è rivestito con una lamina di gomma con sopra un asciugamano. Dopo un ultimo check per verificare che sia tutto perfettamente asciutto, provvedo ad aprire lo scafandro.

  • Apriamo lo scafandro

Teoricamente si dovrebbe aprire il dorso con la custodia rovesciata, in modo da impedire ad eventuali gocce d’acqua residue presenti sugli o-ring (ce ne sono sempre) di cadere all’interno, direttamente sulla fotocamera. Ognuno si regoli come vuole, personalmente non uso questo sistema: nel caso in cui si fosse allentato il blocco della slitta della fotocamera eviterei una goccia d’acqua sul display ma mi ritroverei la macchina direttamente a terra. Tra le due cose, preferisco stare più attento nell’apertura ma evitare un danno ben più grave.

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Dopo aver aperto lo scafandro, asciugo il profilo di chiusura della custodia e rimuovo l’o-ring (o gli o-rings).

Una bella asciugata alla guarnizione e un passaggio scrupoloso con un cotton-fioc lungo tutta la sua sede (occhio agli eventuali pelucchi di cotone residui) e il gioco è fatto.

  • La cura degli o-rings

Ricordatevi che non è sufficiente ingrassare gli o-rings, devono essere proprio rimossi, sia per distribuire uniformemente il silicone, sia per evitare che si deformino, prendendo le curve del profilo della loro sede.

Stessa procedura da seguire per i flash, che vi consiglio di aprire invece capovolti, col tappo del vano batterie in basso. Basta mettere una mano sotto e le batterie non finiscono a terra.

Un controllo e una pulizia delle sedi degli o-rings e anche i nostri illuminatori sono pronti per un po’ di riposo.

Fondamentalmente la cura quotidiana della mia attrezzatura fotosub si limita a questi pochi passaggi: risciacquo, asciugatura, controllo e lubrificazione delle guarnizioni principali.

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Una manutenzione approfondita, almeno una volta la settimana.

In questo caso lascio in ammollo l’attrezzatura per qualche ora e in aggiunta alla procedura che seguo ogni giorno, rimuovo tutti gli o-rings accessibili e la porta frontale dello scafandro.

Normalmente prediligo il dome da 8,5″ che tengo quasi sempre montato sulla custodia, ma almeno una volta la settimana smonto anche questo e provvedo a controllare le sue guarnizioni e quelle dell’anello di estensione.

Questa procedura a volte la seguo anche quotidianamente, quando m’immergo in situazioni di mare “sporco”, dove c’è molta sospensione, o con fondo sabbioso. Da non credere quanta sabbia si può accumulare negli interstizi di giunzione.

  • Lubrificazione

Periodicamente – almeno ogni quindici giorni – lubrifico anche i ganci di chiusura e le filettature delle viti esterne con una spruzzata di WD-40 o CRC, passando poi un panno per togliere i residui in eccesso. Anche se certe componenti sono fatte di acciaio Inox un po’ di ossidazione, soprattutto nei punti più nascosti, si viene a creare; in questo modo le chiusure lavoreranno sempre bene e le viterie saranno protette.

Mi raccomando però a non esagerare con questi prodotti e ad evitare scrupolosamente gli o-ring e tutte le parti di tenuta in silicone, che vanno trattate solo con acqua dolce e apposito grasso.

Sia il WD-40 che il CRC dispongono di una cannula per erogare in maniera precisa il lubrificante e ne bastano veramente poche gocce. Se preferite (perché magari avete il dito pesante) potete spruzzare un cotton-fioc e poi passare questo sulle parti da trattare.

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Il setup è pronto ma non andiamo in acqua. La manutenzione poi va fatta comunque.

Può capitare di aver programmato una bella immersione fotografica, messo a punto la nostra attrezzatura ma le condizioni del mare non ci danno la possibilità di immergerci. Capita.

Non lasciamoci andare all’ozio, convinti che se non abbiamo bagnato lo scafando questo se ne può stare tranquillo così com’è in attesa di una giornata migliore. Niente di più sbagliato.

  • L’ambiente giusto

Anche se non ci siamo immersi, quando torniamo a casa dobbiamo comunque aprire scafandro e flash, togliere la fotocamera, le batterie e gli o-ring e riporre tutto in un ambiente asciuttoventilato.

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Gli o-ring, anche se li abbiamo ingrassati bene, tendono a seccarsi, e oltretutto la polvere adora quelle belle superfici di silicone appiccicose. Ci vorrano solo pochi minuti, il giorno che decideremo di tornare in acqua, e non avremo preoccupazioni.

Una corretta manutenzione della nostra attrezzatura fotosub è una pratica che deve far parte della nostra attività subacquea.

Per la cura quotidiana bastano una trentina di minuti, un’ora in tutto per una manutenzione più approfondita. Il tempo dedicato alla cura del nostro equipaggiamento però ci farà stare senz’altro più tranquilli. Croce e delizia, la fotosub è anche questo.

Prossimamente tratterò della cura e manutenzione dei dome, che meritano un articolo dedicato (e delicato).

Buone bolle!


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