Certi giorni cominciano così

Ci sono giorni in cui mi resta difficile alzarmi dal letto la mattina. Non avrei proprio voglia di andare a lavorare. Avvolto dal torpore che non mi lascia, me ne starei lì, tra la notte e il giorno, in quello stato di grazia che non è sonno e non è veglia. Un limbo dolcissimo, denso, quasi fluido.

Spesso mi capita che mi chiamino con poco preavviso, chiedendomi la disponibilità per un servizio “al volo”. Sono quei momenti in cui la voglia di andare lotta strenuamente con l’anima poltrona di una parte di me, e m’inchioda, tenendomi stretto in una rassicurante immobilità fatta di ozio.

Si, ebbene si, anche a me succede, pur riconoscendo di essere un privilegiato, uno che ha fatto della sua passione mestiere. Certi giorni cominciano così, non ci posso far niente.

Poi accade. Un lampo, come il guizzo di un pesce che mena la coda tra le maglie di una rete, alla ricerca del blu, della libertà. E’ giusto il tempo di un battito di cuore, e sono già pronto per andare.

Strada costiera CG 500 direzione Sur, Gran Canaria, Spagna

Mano a mano che s’avvicina quella distesa d’acqua, sento le forze che lentamente escono da dentro, come un focolaio a cui è data aria, e si sprigionano fino a rendermi presente, attento, pronto. Sveglio. Completamente sveglio e carico.

Ad ogni gesto, che ho compiuto mille volte e che mai è uguale, sento il desiderio che ormai batte il tempo. Preparo la mia roba, controllo tutto con lo scrupolo e la consapevolezza che anche la più piccola disattenzione la pagherei cara, lì sotto al mare.

Muta indosso, bombola in spalla, pinne al gancio e la camera tra le mani, quella cosa inanimata di alluminio freddo, coi suoi bracci piegati come le ali di un gabbiano appisolato a fior d’acqua. Tra poco prenderà vita e nel suo elemento – che in fondo è anche il mio – volerà libera, giocando con una gravità a lei sconosciuta.

Eccomi lì, passo dopo passo sento che il mare mi plasma. Prima i piedi, poi le gambe, poi sempre più su, mi avvolge e mi lascio cullare dal movimento della risacca.

Gli ultimi controlli in superficie, apro i bracci della camera ormai sveglia, le dita che arpeggiano i comandi. Tutto ok. Un rapido sguardo nel mirino e sono pronto. Sgonfio e scendo, fino a scomparire nel blu.

021012-4826

Tutto è pace, silenzio. La vita laggiù è scandita da altri ritmi, da istinti primordiali. I movimenti lenti accompagnano pensieri che si dilatano, quasi a diluirsi nell’acqua che avvolge tutto, e lo spirito diventa fluido, si mescola al ritmo dei respiri e delle bolle.

Devo ammettere che in quei momenti mi sento perso, come preso in una spirale di serenità, e più passano i minuti, più la voglia di fotografare si diluisce come il sale nel mare, e mi lascio trasportare un po’ dalla corrente, ad occhi chiusi. Quando li apro è sempre la solita domanda ricorrente:

come posso rendere tutto questo per com’è realmente?

Ci sono momenti – e sono tanti – in cui tutta la mia professionalità sembra svanire in un battito di pinne, quasi mi sento inadeguato, lì sotto, immerso in quello spettacolo di vita. Ma il desiderio di poter documentare prende il sopravvento, e così comincio a scrivere un’altra storia per immagini.

Mariska_1

Non riuscirei ad immaginare una vita diversa, un lavoro che potesse darmi le stesse sensazioni quotidiane, gli stessi stimoli. Ho lavorato molti anni nel fotogiornalismo di cronaca, e i sacrifici che ho affrontato in quel periodo sono sempre stati ripagati dall’enorme soddisfazione per quello che facevo: documentare la realtà, senza porre filtri o artefatti.

Adesso cerco di portare quella fotografia sott’acqua, nell’elemento che più mi è affine.

Mi sento libero, sereno, forse felice. Penso a quello che ho da fare, che è lavoro e passione, e lo faccio al meglio, sopra e sotto l’acqua. Ma è lì sotto che mi sento vivo. Sono tornato a casa.

Ecco perché oggi mi sono alzato, e sono qui a lavorare.


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